Nell’ambito della riforma di Roma Capitale bisognerà “avere risorse certe” per consentire una “programmazione stabile” delle opere necessarie poiché “non può esistere una reale autonomia senza autonomia finanziaria” e inoltre “l’attribuzione di nuove competenze deve accompagnarsi anche al rafforzamento della macchina amministrativa con l’assunzione di nuove persone“. Lo ha detto la presidente di ANCE ROMA – ACER Francesca De Sanctis, intervenuta oggi in commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta da Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia, nell’ambito del ciclo di audizioni sulla riforma di Roma Capitale.

“Roma è la Capitale della Repubblica, il centro delle istituzioni nazionali, sede di rappresentanze diplomatiche, istituzioni internazionali, di grandi eventi politici, religiosi e culturali” ha detto la Presidente dei costruttori romani. ”Per questo riteniamo che Roma non possa essere governata con strumenti ordinari. Il riconoscimento costituzionale della sua specialità rappresenta dunque una scelta necessaria e non più rinviabile. Accogliamo positivamente l’attribuzione a Roma Capitale di potestà legislativa in materie fondamentali come il governo del territorio, la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, il trasporto pubblico locale, il turismo, l’edilizia residenziale pubblica e l’organizzazione amministrativa. Si tratta di materie che incidono direttamente sulla capacità della città di trasformarsi. Ma proprio perché condividiamo l’obiettivo della riforma, riteniamo necessario porre con chiarezza una questione di fondo: Roma non ha bisogno di poteri sulla carta, ma di strumenti per decidere e di risorse economiche ed umane per mettere in atto gli investimenti“, ha sottolineato De Sanctis.

“Roma, del resto, ha già dimostrato concretamente, con il modello Giubileo – ha proseguito la presidente di ANCE ROMA – ACER, che questo modello può funzionare. Per questo voglio ringraziare governo e Parlamento. A Roma sono state destinate risorse straordinarie. L’esperienza maturata nella gestione degli interventi del Pnrr e del Giubileo è un precedente positivo che non dobbiamo disperdere. Abbiamo imparato che in presenza di risorse definite, scadenze chiare, una regia istituzionale riconoscibile e poteri adeguati attribuiti al sindaco, la città è riuscita ad accelerare i processi decisionali, coordinarsi con altre amministrazioni, trasformando così la programmazione in opere e cantieri. Proponiamo quindi di trasferire nell’ordinamento ciò che di positivo abbiamo sperimentato“. De Sanctis ha quindi indicato i punti centrali secondo l’associazione dei costruttori romani. Innanzitutto la “programmazione. Risorse finanziarie certe e un rafforzamento dei poteri devono essere la base per una programmazione stabile ed efficace. Una programmazione efficace è infatti la condizione essenziale per ridurre i tempi di realizzazione degli investimenti pubblici, superando quelle criticità che storicamente hanno rallentato il passaggio delle risorse stanziate all’effettiva apertura dei cantieri” ha sostenuto la Presidente. ”Per comprendere la portata di queste criticità, voglio richiamare alcuni dati: un rapporto NUVEC (Nucleo di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici, attivo presso l’Agenzia per la Coesione Territoriale e poi confluito nelle strutture centrali per le politiche di coesione) sui tempi di attuazione delle opere pubbliche registra una durata media di 4,4 anni. La durata aumenta sensibilmente con l’aumentare dell’importo, passando da meno di 3 anni per gli interventi più piccoli fino a 15,7 anni per le opere superiori a 100 milioni. Una fotografia indicativa della difficoltà di trasformare le risorse in opere effettivamente realizzate. E il vero nodo si colloca molto spesso prima della gara: tra l’identificazione dell’investimento pubblico fino alla programmazione, alla progettazione, all’acquisizione dei pareri e delle autorizzazioni.
Per Roma Capitale “pertanto programmare deve significare seguire l’intero ciclo dell’investimento, dalla decisione iniziale alla messa in esercizio. L’attribuzione di nuove competenze dovrà accompagnarsi però al rafforzamento della macchina amministrativa di Roma Capitale. La riforma deve quindi investire anche sulle persone, sull’organizzazione e sulla capacità operativa dell’ente” – ha sottolineato De Sanctis. “La seconda questione riguarda la chiarezza delle competenze. Nel nuovo assetto dovrà essere evitato il rischio che la sovrapposizione tra Stato, Regione Lazio, Città Metropolitana, Roma Capitale e Municipi produca nuovi conflitti o ulteriori rallentamenti. La riforma deve semplificare, non aggiungere un altro livello decisionale. Per chi investe, la prima esigenza è sapere chi decide, entro quali tempi e con quali responsabilità. Occorre prevenire in particolare possibili incertezze nei rapporti tra la legislazione della Regione Lazio e quella futura di Roma Capitale. Il testo prevede infatti che le leggi regionali continuino ad applicarsi fino all’esercizio della competenza legislativa da parte di Roma Capitale. Questo passaggio dovrà essere disciplinato con grande attenzione per evitare vuoti normativi, contenziosi o interpretazioni contrastanti”.
”Il terzo punto per noi essenziale è quello delle risorse” ha concluso la presidente di ANCE ROMA – ACER. “Non può esistere autonomia reale senza autonomia finanziaria. Se Roma riceverà nuove funzioni, dovrà ricevere contestualmente risorse certe, strutturali e proporzionate alle responsabilità che sarà chiamata a esercitare. Non è sufficiente rinviare questo tema alla futura legislazione ordinaria senza definire fin d’ora principi vincolanti e garanzie adeguate. Lo stesso dibattito istituzionale ha evidenziato che l’adeguatezza delle risorse costituisce una condizione indispensabile per rendere effettivi i nuovi poteri. Roma sostiene costi che non derivano soltanto dalle esigenze dei suoi residenti, sostiene i costi connessi alla presenza delle istituzioni nazionali, alla sicurezza, ai grandi eventi, ai flussi turistici, alla tutela di un patrimonio culturale di rilevanza mondiale e alla funzione di rappresentanza internazionale del Paese. Questi costi non possono assolutamente gravare esclusivamente sulla fiscalità locale. È quindi indispensabile prevedere una compartecipazione strutturale dello Stato al finanziamento delle funzioni e della capitale attraverso meccanismi stabili e non affidati anno per anno alla negoziazione politica o alle singole politiche di bilancio”.
