La Vicepresidente ai Lavori Pubblici di ANCE ROMA – ACER al convegno della Sapienza: conservazione, sostenibilità e rigenerazione sociale al centro del ruolo dei costruttori. «Le PMI rappresentano il tessuto connettivo del restauro italiano».
Recuperare il patrimonio edilizio e monumentale non significa soltanto intervenire tecnicamente su strutture esistenti, ma assumersi la responsabilità di custodire la memoria collettiva e valorizzare l’identità dei territori. È questo il messaggio portato da Angelica Donati, Vicepresidente alle Opere Pubbliche di ANCE ROMA – ACER, al convegno “Oltre il recupero. Conservazione, riuso e transizione ecologica tra identità e prestazioni”, promosso da “La Sapienza” Università di Rom, alla Facoltà di Architettura di Piazza Borghese.

Nel corso dell’incontro, dedicato alle sfide della conservazione e del riuso del patrimonio costruito, la Vicepresidente Donati ha richiamato il ruolo delle imprese di costruzioni, chiamate a coniugare competenze tecniche, innovazione e rispetto della storia. Una responsabilità che si articola attorno a quattro dimensioni fondamentali: custodia tecnica e storica, sostenibilità integrata, rigenerazione sociale ed etica professionale.
Conservare la storia, innovare nel rispetto dell’identità “La prima responsabilità del costruttore – ha detto Donati – è saper coniugare le tecniche costruttive tradizionali con le moderne esigenze di sicurezza, funzionalità e prestazione. Un equilibrio indispensabile per preservare l’integrità dei manufatti e la loro identità originaria, senza rinunciare alle opportunità offerte dall’innovazione”.
Il recupero del costruito rappresenta, in questa prospettiva, una delle forme più significative di sostenibilità ambientale. Per Donati: “Intervenire sugli edifici esistenti consente di ridurre il consumo di suolo e l’impatto legato alla realizzazione di nuovi cantieri. La sfida consiste nell’integrare soluzioni per l’efficientamento energetico e il miglioramento delle prestazioni, mantenendo intatto il valore storico e architettonico dei beni”.
Accanto alla dimensione ambientale, Donati ha sottolineato quella sociale. “Il cantiere di recupero può diventare un motore di trasformazione urbana, restituendo alla collettività spazi fruibili, migliorando la qualità della vita nei quartieri e contribuendo alla riqualificazione di aree degradate o abbandonate. Perché la rigenerazione sia efficace, tuttavia, deve essere coerente con le caratteristiche dei luoghi e rispondere alle reali esigenze delle comunità che li abitano” ha sostenuto.
A completare questo quadro è l’etica professionale, che si traduce nel rigore esecutivo, nell’attenzione alla sicurezza, nella scelta di materiali compatibili con il bene da recuperare e nella trasparenza dei processi. “L’obiettivo non è soltanto consegnare un’opera – ha chiarito la Vicepresidente ANCE ROMA – ACER – ma garantirne la qualità e la durabilità nel tempo, nel rispetto di chi ne usufruisce oggi e di chi ne beneficerà in futuro”.

Il valore delle PMI nel restauro italiano Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il contributo delle piccole e medie imprese, la cui presenza è determinante in un patrimonio italiano caratterizzato da una diffusione capillare di borghi, centri storici ed edifici di pregio, spesso di dimensioni contenute ma di elevata complessità architettonica e artistica.
“È proprio in questo contesto che le PMI esprimono un valore distintivo: la specializzazione artigianale, la conoscenza dei materiali e delle tecniche tradizionali, la capacità di affrontare lavorazioni su misura e la flessibilità necessaria per gestire gli imprevisti che caratterizzano gli interventi di recupero. Competenze che si consolidano nel tempo e che, in molte realtà imprenditoriali familiari, vengono tramandate attraverso le generazioni” ha spiegato.
A queste caratteristiche si aggiunge il radicamento territoriale. Secondo Angelica Donati: “Le imprese locali conoscono le peculiarità costruttive e culturali dei luoghi in cui operano e contribuiscono, attraverso il proprio lavoro, non soltanto alla conservazione del patrimonio, ma anche al benessere delle comunità. Un legame che si traduce in responsabilità economica, sociale e morale verso il territorio”.
Anche sul fronte della sostenibilità, “le PMI possono svolgere un ruolo importante – ha detto Donati – favorendo filiere corte, approvvigionamenti locali e il coinvolgimento di fornitori e maestranze del territorio. Un modello che riduce le distanze di trasporto, sostiene l’economia locale e contribuisce a mantenere valore e competenze nelle comunità interessate dagli interventi”.

Innovazione, formazione e collaborazione per le sfide future Per continuare a essere competitive, “le imprese sono chiamate ad affrontare anche la sfida dell’innovazione. Le competenze tradizionali devono integrarsi con nuove tecnologie digitali, strumenti di diagnostica e metodologie di gestione sempre più evolute. Un percorso che richiede investimenti e formazione continua, particolarmente impegnativi per le realtà di dimensioni più contenute”.
In questo scenario, le reti d’impresa e le forme di collaborazione rappresentano un’opportunità per condividere competenze, attrezzature e specializzazioni, partecipare a interventi più complessi e ampliare le capacità operative, preservando al tempo stesso l’agilità e la qualità che contraddistinguono le singole imprese.
“Le PMI rappresentano il tessuto connettivo del restauro italiano”, è il senso del messaggio conclusivo della Vicepresidente: la loro capacità di unire la tradizione del saper fare con l’innovazione dei processi, la formazione delle nuove generazioni e l’investimento nelle tecnologie costituisce una risorsa fondamentale per la conservazione e la rinascita del patrimonio diffuso.
Da qui la disponibilità a promuovere nuove occasioni di collaborazione e progetti condivisi, affinché il recupero diventi sempre più un percorso capace di coniugare qualità costruttiva, sostenibilità, identità storica e sviluppo dei territori.
